Corso003 2011-2012 – Vergine Odighitria di Giovanni Da Taranto – Maestro Antonio De Benedictis

Dopo il corso di ottobre su capelli e barba, nel novembre del 2011 ho iniziato il mio secondo corso annuale. Ho ritrovato come insegnante Antonio e anche questa volta mi sono trovata molto bene.

 

Il soggetto proposto per il corso è stata l’icona della Vergine Odighitria di Giovanni Da Taranto: è un’immagine molto bella con parti molto luminose che si contrappongono a ombre molto scure. A una prima osservazione, ai neofiti possono turbare le parti molto scure e la rigidezza del Bambino, ma guardandola con attenzione la si comprende meglio e si desidera essere partecipi della tenerezza presente in questo abbraccio e in questi sguardi.

 

Nel corso di secondo livello dell’Associazione di Iconografia cristiana San Giuseppe di Busto Arsizio si impara la doratura a bolo per la quale si dedica il primo fine settimana del corso.

La doratura a bolo consiste nell’odiare tutti quanti perché, passando vicino, fanno svolazzare i sottilissimi foglietti d’oro… La mia opinione nei giorni successivi era che la doratura a bolo non era una cosa da cristiani perché per i cristiani tutto si basa sull’Amore. Ora invece, avendo un po’ più di esperienza, non divento molto isterica quando faccio le dorature anche se sono piene di difetti: la mia attuale opinione è che la doratura a bolo ci aiuta ad accettare i nostri limiti. 🙂

 

Nelle sessioni di corso successive abbiamo eseguito le campiture, gli schiarimenti, ecc. fino ad arrivare all’oro delle stelle di Maria e della crisografia (o assist) del Bambino: questa volta però l’incontro tra l’oro e me è stato più tranquillo. 🙂

 

L’icona è stata dipinta con tempera all’uovo su una tavola gessata grande 30 x 40 cm, la doratura del nimbo (aureola) e del fondo è stata eseguita a bolo.

Originale:

Tempera su tavola, cm. 78 x 58. Cosenza, Chiesa del Monastero delle Vergini. Restauri: 1973, Soprintendenza di Cosenza (Raffaele Gallo).

 

 

Vi mostro l’icona originale con accanto la mia finita, di seguito alcuni passaggi dell’esecuzione.

 

 

Quattro anni fa su internet avevo trovato un articolo che parlava di questa icona. Ora la pagina non c’è più, purtroppo…

Vi riassumo il contenuto.

 

L’opera è conservata nella chiesa annessa al Monastero delle Vergini di Cosenza, che è stato costruito nel 1515-16: vi furono trasferite le monache e, presumibilmente, anche i beni materiali di due o tre conventi della città: S. Maria della Motta, S. Maria De Medio Domini Aegidii e, probabilmente, S. Maria dei Martiri a Mendicino.

L’icona è cronologicamente antecedente all’edificio in cui è attualmente collocata e apparteneva probabilmente al convento S. Maria De Medio Domini Aegidii.

E’ stata eseguita a tempera su un supporto ligneo composto da tre assi, probabilmente di abete.

E’ stata restaurata nel 1973: assottigliamento delle assi e incollaggio su un pannello di multistrato (semitransfer), pulitura e ricomposizione dell’unità figurativa che era lacerata in più punti (connessura delle assi) da estese lacune interessanti lo strato pittorico.

I nimbi sono proporzionati e a rilievo con motivo decorativo quadrettato. Sul fondo vi sono tracce di colore per cui si rileva l’assenza di una doratura originaria che probabilmente era limitata alle sole aureole, poiché si notano considerevoli resti su quella del Bambino.

La Madre ha la testa reclinata, indossa la mitella azzurro pervinca come la tunica che ha le maniche strette al polso da una doppia striscia scura e il maphorion amaranto, bordato da una striscia chiara. Sul maphorion ci sono due stelle: una sulla testa e una sulla spalla.

La Vergine regge fra le braccia, poggiandogli la mano destra sull’omero e indicandolo con la sinistra, il Cristo Bambino, che è eretto, stringe nella sinistra il rotolo dell’Evanghelion e atteggia la destra nell’atto della benedizione. Gesù indossa l’himation rosso, macchiato d’azzurro, con un’alta fascia.

“Pur rivelando una salda conoscenza degli antefatti bizantini, l’icona si indirizza verso una più sciolta e fresca immediatezza espressiva, riproponendo il tipo dell’Hodighitria, benché il gesto della Vergine, libero da implicazioni dottrinali, si umanizzi nell’abbraccio”.

La prima presentazione critica dell’opera è del 1978 ed è stata fatta da Maria Pia Di Dario Guida che l’ha datata sul finire del XIII secolo, l’ha attribuita alla primitiva fase bizantina del probabile Giovanni da Taranto. Tale attribuzione (ribadita negli anni 1983 e 1984) è attendibile e lega quest’icona alla cultura pugliese e calabrese.

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6 commenti a Corso003 2011-2012 – Vergine Odighitria di Giovanni Da Taranto – Maestro Antonio De Benedictis

Giuseppe Bufano ha detto:

Bel lavoro. Complimenti Lorenza.

lorenza ha detto:

Ciao Giuseppe! Grazie! 🙂

Cecilia Sanna ha detto:

Condivido ciò che la doratura suscita in te e mi complimenti per la grande ironia e simpatia con cui lo descrivi. La doratura non è per i cristiani! Ahahah! Bravissima e simpaticissima Lorenza!

lorenza ha detto:

😉

Daniela Natali ha detto:

Molto bella, complimenti !!!

lorenza ha detto:

Ciao! Sono riuscita a fare un buon lavoro grazie ad Antonio che guida i suoi alunni magistralmente. 🙂

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