0004 Piccole riflessioni di un’allieva iconografa: Le icone si scrivono o si dipingono?

 

Spesso si sente dire o si legge che le icone si scrivono e ne segue una spiegazione solitamente poco comprensibile.
Qualcuno dice che si scrivono perché le icone sono la Sacra Scrittura dipinta oppure perché l’iconografo scrive sotto dettatura guidato dallo Spirito Santo…

Però l’allieva iconografa non è tanto convinta e cerca qua e là.

 

La parola iconografia deriva dal greco e i dizionari riportano che:

Icono- (greco: ?????, eikón)
Primo elemento di composti dotti nei quali significa “immagine, ritratto” (iconologia) o, in parole derivate dal greco bizantino, “immagine sacra” (iconoclasta).

-grafia (greco: ???????, grapheïn)
Secondo elemento di composti, spesso formatisi in epoca classica, nei quali significa “scrittura, disegno” e “descrizione” (silografia, innografia).

 

L’elemento grafia quindi non significa solo scrittura altrimenti non avrebbero senso le parole come geografia (scienza che ha per oggetto la descrizione e la rappresentazione della Terra nei suoi vari aspetti), topografia (scienza che studia gli strumenti ed i metodi operativi, sia di calcolo sia di disegno, che sono necessari per ottenere una rappresentazione grafica, più e meno particolareggiata, di una parte della superficie terrestre), fotografia (la tecnica e l’arte di riprodurre immagini non in movimento, in bianco e nero o a colori, su un materiale che cambia colore a contatto con la luce o su un supporto digitale) e così via.

 

In questo articolo:
http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=27&id=1977

viene spiegato che uno dei motivi per cui gli americani utilizzano erroneamente l’espressione “scrivere le icone” è perché per il linguaggio “iconografico” hanno tradotto le parole russe.
In russo c’è una parola che si utilizza per dire verniciare (un muro, uno steccato, ecc.) mentre c’è una sola parola che si usa per dire sia scrivere che dipingere. La traduzione corretta di quella parola quando si vuole indicare l’atto di dipingere doveva essere appunto dipingere, non scrivere. L’articolo diceva che molti utilizzano l’espressione “scrivere le icone” solo perché è più esotica.

 

Sicuramente c’è un forte legame tra le parole scrivere e dipingere visto che in alcune lingue c’è un’unica parola che descrive le due azioni: grapheîn in greco, sesh in egizio, meljah in gotico o pisat’ (??????) in russo.

In italiano invece esistono due parole differenti, che derivano dal latino, per cui trovo che sia opportuno utilizzarle in maniera adeguata.

Mi domando quindi se utilizzare la parola scrivere per descrivere l’azione del dipingere non svilisca il lavoro del pittore. L’immagine e la scrittura (atto dello scrivere) sono due modi diversi per descrivere qualcosa e, secondo me, entrambi i modi hanno pari dignità.

Se dico che l’immagine non è importante come la scrittura, forse sto dicendo che l’Iconografia non ha poi così valore, eppure è un’arte teologica poiché cerca di raffigurare il mistero divino.

La Scrittura mi fa conoscere la Parola, il Verbo.

L’Iconografia si basa sul fatto che Dio si è reso visibile: qual è il modo migliore per testimoniare il concetto della Incarnazione se non quello dell’immagine?

Per creare un’immagine, un’icona, uso i colori e col pennello li poso sulla tavola, cioè dipingo!

 

 

Nella prima immagine c’è il mio primo esercizio di calligrafia (lo si vede dal fatto che è decisamente impreciso) per eseguire il quale ho utilizzato la penna parallela (o parallel pen), mentre nella seconda immagine c’è un particolare dell’icona dell’Annunciata dipinta da me durante un corso del 2015 tenuto dal maestro Ivan Polverari.

 

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